MANIFESTO DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI CONTRO I RAZZISMI, LE DISCRIMINAZIONI, LE DISEGUAGLIANZE. PER UN ALTRO CAMBIAMENTO.

Come studenti e studentesse, come cittadini e cittadine rivolgiamo un appello ai singoli e a tutte le realtà delle città dell’Emilia-Romagna: le associazioni, le organizzazioni sindacali, i professori, gli intellettuali, i cittadini. Il 16 novembre vogliamo mobilitare le nostre città per dire con forza che siamo contro il razzismo, contro ogni tipo di discriminazione, per una società più equa e più giusta, PER UN ALTRO CAMBIAMENTO.

Il governo Conte, che si autoproclama “governo del cambiamento”, si sta confermando essere il governo più a destra della storia del nostro paese. Un governo che maschera nella retorica “Prima gli Italiani”, la difesa di privilegi consolidati e che canalizza la rabbia sociale verso il razzismo e la discriminazione delle categorie sociali più deboli.

Con il DECRETO SICUREZZA E IMMIGRAZIONE (D.L. Salvini) viene eliminata la
protezione umanitaria, viene smantellato il sistema di accoglienza diffusa e di sostegno ai richiedenti asilo che per anni ha consentito un’integrazione sana nel rispetto della dignità di tutti e tutte.
Nel frattempo decine di migliaia di persone trovano la morte nel Mediterraneo e molte altre ancora si trovano in condizione di segregazione nei lager libici, costrette a subire violenze e torture continue.

Ad eliminare ogni dubbio sulla natura reazionaria dell’esecutivo gialloverde c’è la parte del Decreto Legge che estende il “Daspo” ai senza tetto, introduce la dotazione del taser alla polizia locale e prevede un inasprimento delle pene fino a quattro anni di carcere per chi occupa stabili, anche se in stato di necessità. Inoltre il decreto prevede l’abolizione dei permessi umanitari ed una modifica sostanziale, in senso restrittivo, dello SPRAR, ovvero, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del Ministero che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale.

La legge inoltre mira a ridurre il numero di concessioni del diritto d’asilo eliminando il concetto di permesso di soggiorno per motivi umanitari. E’ previsto inoltre il raddoppiamento del periodo in cui è possibile che un migrante possa essere detenuto nei centri per il rimpatrio (CPR).

Nello stesso decreto viene introdotta la possibilità da parte di privati di acquistare beni immobili precedentemente confiscati alle mafie, regalando di fatto alle organizzazioni criminali l’occasione per riottenere le proprie proprietà.

Con il DDL PILLON si mette in discussione il diritto al divorzio, una conquista storica per i diritti civili e delle donne, obbligando a costi e procedimenti pazzeschi. Si abolisce l’obbligo all’assegno di mantenimento nei confronti dei figli, si introduce la sindrome di alienazione parentale già dichiarata inesistente sul piano scientifico e giuridico a livello internazionale.
Se un figlio rifiuta un genitore, indipendentemente dalle cause, sarà colpa dell’altro che verrà sanzionato e allontanato dal figlio.Sarebbe questo il cambiamento tanto promesso? Un attacco ai diritti civili e umani conquistati in decine di anni di lotte?
Mentre il nostro paese fatica ancora ad uscire dalla più grande crisi economica di sempre, tutto ciò che è stato proposto da questo governo rispetto all’istruzione, all’università e alla ricerca sono tagli ai finanziamenti pubblici di cui ancora non si conosce l’entità. Tutto questo nei confronti di una scuola ed un’università pubblica già sotto-finanziate, prive ormai da anni di risorse, personale, progettualità. Una scuola e un’università che ancora accusano i dieci miliardi di tagli della riforma Gelmini del 2008 e del 2010, nelle quali il turn-over di docenti e personale tecnico-amministrativo è bloccato da anni e i privati hanno sempre più voce in capitolo nelle scelte di governance.

Mentre giovani ragazzi e ragazze cercano di farsi strada in un mondo del lavoro selvaggio senza alcun tipo di diritti e tutele, nelle nostre scuole, dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza, verranno installate telecamere e intensificate le perquisizioni da parte della polizia.

E’ questa la sicurezza che tanto desiderate?

Nel frattempo, nel nostro paese, accade l’arresto di Mimmo Lucano e la messa in accusa del suo straordinario modello di accoglienza e solidarietà.

Nel frattempo gli scienziati statunitensi dell’IPCC ci avvisano che sono rimasti solamente 12 anni per risolvere il problema del riscaldamento globale prima che sia troppo tardi.

Nel frattempo tutti quelli che credono che il cambiamento, quello vero, non sia quello che passa dal governo gialloverde non si espongono perché spesso hanno paura di mettersi in gioco.

La paura che non si possa più far niente contro il vento di odio che tira forte in questo mondo disastrato e contro lo sfruttamento di miliardi di persone dentro un sistema economico ingiusto e spesso criminale.

La caduta dei punti di riferimento. La difficoltà nel ricostruire una cultura e una proposta politica che si basi su uguaglianza, giustizia e solidarietà.

Non possiamo lasciarla vinta a questa disillusione. Perché vorrebbe dire far vincere chi al razzismo, al sessismo, alle discriminazioni rispetto all’orientamento e all’identità sessuale, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ci crede davvero e ci costruisce sopra la propria vita e la propria carriera politica.

Non vogliamo vivere in una società che colpevolizza, esclude e incrimina persone che fuggono dalla guerra o dalla povertà.

Non vogliamo vivere in una società in cui è pieno di gente senza casa e di palazzi vuoti messi su per speculare.
Non vogliamo vivere in una società in cui le donne guadagnano meno degli uomini e che le obbliga a sobbarcarsi da sole tutto il lavoro di cura, semplicemente perchè sono donne.

Non vogliamo vivere in una società in cui l’identità sessuale o l’orientamento sessuale di una persona ne determinino i diritti civili e la libertà di vivere appieno la propria vita e la relazione con chi ama.

Non vogliamo vivere in un paese in cui curarsi sia un privilegio di pochi, dove il sistema sanitario universale è rimasto solo un modello non applicato realmente.

Non vogliamo affrontare un mondo del lavoro selvaggio, senza diritti e sicurezze, a causa del quale sia impossibile per un giovane sognare un futuro.

Non vogliamo vivere in una società fatta di violenza, di sfruttamento, di povertà.

Noi non vogliamo vivere in una società fatta di diseguaglianze.

Adesso basta. Non è più accettabile aspettare passivamente che la situazione cambi o che arrivi qualcuno a rimediare ai tagli e ai disastri combinati negli ultimi anni.

Il 16 novembre scenderemo nelle piazze dell’Emilia-Romagna per opporci al razzismo istituzionale di questo governo e per chiedere di investire seriamente nell’istruzione pubblica, nel lavoro, nel welfare, nella sanità. Vogliamo farlo insieme a tutti coloro che credono che il cambiamento reale non passi attraverso le politiche di Salvini e nemmeno dalle promesse mancate e distorte di Di Maio.

Cambiamo davvero. Insieme.